Diritto alla casa. Davvero per tutti?

Il diritto alla casa

Ognuno dovrebbe avere adeguato alloggio e riparo. È questo che prescrive la nostra Costituzione in tema di diritto all’abitazione, seppur indirettamente. A rinforzo e in maniera diretta si esprimono, però, la Corte costituzionale e la Consulta in ripetute sentenze e diverse Dichiarazioni, Trattati internazionali e Convenzioni alle quali l’Italia aderisce.

Un esempio importante è costituito dalla Carta Sociale Europea. È entrata in vigore in Italia nel 1999 su iniziativa del Consiglio d’Europa che opera a tutela dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto in tutti i Paesi che ne fanno parte. Ma lo stesso diritto inviolabile sancisce l’Unione Europea nella propria Carta dei diritti fondamentali (art. 34.3) e, prima ancora, la Dichiarazione universale dei diritti umani (art. 25).

 

Venendo però alla concreta applicazione di questo diritto, ecco che renderlo effettivo presenta delle difficoltà. Quando un cittadino e il suo nucleo familiare si trovano a disporre di redditi troppo bassi o sono in condizione di disagio abitativo o emergenza abitativa, spetta loro la possibilità di ricorrere a una casa popolare. Ci sono ulteriori requisiti da rispettare – per esempio, può essere richiesto un alloggio popolare solo nel Comune di residenza o dove si svolga da un certo numero di anni attività lavorativa – ma nel complesso possiamo dire che questa tutela abbia garantito un adeguato riparo a molte famiglie. L’Edilizia Residenziale Pubblica conta oltre 52.000 alloggi in Piemonte. Tuttavia, la domanda di alloggi popolari cresce e, a complicare la situazione, molte soluzioni abitative sono tanto vecchie che avrebbero necessità di interventi di ristrutturazione e adeguamento alle rinnovate esigenze degli occupanti. Il discusso Superbonus 110% avrebbe permesso la riqualificazione, con conseguente risparmio in termini energetici ed economici, di 1000 abitazioni per famiglie in difficoltà nelle province di Asti, Cuneo e Alessandria. Un’opera di grande significato, ma per un numero di soggetti purtroppo ristretto rispetto al necessario.

Edilizia Residenziale Pubblica in Italia

Edilizia Residenziale Pubblica in Italia.

Per quale motivo le persone si ritrovano senza un’abitazione? Perché non l’hanno mai avuta o, sempre più sovente, perché non possono più farsi carico delle spese di affitto o gestione della casa a fronte dei forti aumenti dei costi dell’abitazione. Quando questo secondo scenario si realizza e il cittadino diventa inadempiente nei confronti del locatore dell’immobile o di altri creditori privati (come le banche), può essere sfrattato.

Lo scorso anno in Piemonte sono stati eseguiti 4.069 sfratti, in continuo incremento anche, in parte, per il venire meno del blocco agli sfratti stabilito dal Governo durante il periodo più intenso della pandemia da Covid-19. In Italia il numero tocca quota 30.385.

Questa è la portata dell’occorrenza di sfratti nonostante sia previsto un grande impegno nell’evitare di giungere a tale estrema soluzione. Il riferimento sono le Aziende Territoriali per la Casa – in Piemonte ce ne sono tre, competenti per zone – e gestiscono una parte di alloggi popolari, ma si occupano anche di fotografare la situazione e fornire dati aggiornati, inclusi molti di quelli che leggete in questo articolo.

 

Nella nostra provincia è stabile il numero delle persone che avrebbero diritto a ricevere un alloggio con canoni d’affitto agevolato. L’albese ne conta circa 200. Anche se la Regione Piemonte ha investito buone risorse nella riqualificazione di alloggi da destinare all’edilizia sociale, mancano ancora troppi immobili per far fronte alla richiesta. A Torino, per esempio, servirebbero almeno 30 mila alloggi a basso canone in più. Chiaramente serve una pianificazione attenta, di concerto con le misure già in atto per tamponare il danno.

A volte non è possibile evitare di dover cercare un’altra sistemazione. Bisogna considerare anche quanto sia alto il numero di persone in situazione di impossibilità a trovare un nuovo diverso alloggio sia per la mancanza di immobili da locare sia perché impossibilitate a fornire sufficienti garanzie economiche. In questo caso è un provvedimento fondamentale a sostegno del pagamento dei canoni il Fondo sociale in materie di politiche abitative nel settore dell’affitto.

La situazione abitativa dei braccianti nell'albese

La situazione abitativa dei braccianti nell’albese

Se già la situazione pare complessa di fronte alla scarsità di immobili, a complicare la posizione di alcuni interviene anche la nazionalità. Abbiamo già parlato di emergenza abitativa per lo specifico caso dei lavoratori stagionali impiegati nella raccolta di uve e nocciole, in particolare migranti. Ma la condizione di straniero nella ricerca di un alloggio in Piemonte è penalizzante a prescindere, a causa di pregiudizi che nascono in alcuni proprietari alla sola conoscenza del cognome del potenziale inquilino. Sembrano tempi conclusi quelli dei cartelli “non si affitta ai meridionali” e lo sono almeno nella platealità dell’esclusione, ma non sono relegati a tempi sufficientemente remoti da garantire un cambio di mentalità. La diffidenza sulla base del pregiudizio colpisce ancora.

 

Speriamo di aver fornito una panoramica generale delle problematiche, degli interventi già in atto e potenziabili e di aver chiarito quali enti possano dare una mano, quando serve. L’edilizia sociale sarà presto di rinnovato interesse ed è giusto aprire una riflessione sullo stato dell’effettiva applicazione di un diritto inviolabile come quello alla casa. Anche in previsione del fatto che l’assemblea nazionale chiamata a discutere il nuovo Piano Casa si riunirà proprio ad Alba, presso il Teatro Sociale G. Busca, il 14 dicembre.

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